Reminiscenze – Il Cammino di Santiago

So di aver detto che non avrei più scritto nulla prima della mia partenza, in quanto pensavo di non aver altro da dire. Ed è vero, almeno per quello che riguarda l’Orient Express. Ma poi ho pensato che ho fatto anche un altro viaggio, l’anno scorso.

Certo, ormai è tardi per raccontarvelo nei dettagli, ma il Cammino di Santiago è un’esperienza che voglio condividere almeno in piccola parte anche qui, in quello che dovrebbe essere il mio (personale) diario di viaggio (pubblico).

E poi mi annoiavo, ed ho iniziato a buttare giù le due righe che ora vi propongo. E’ un pensiero, una semplice effusione mentale senza alcuna pretesa, ma spero che a qualcuno possa piacere (o non piacere, alla fine a me basta che susciti un qualche interesse).


 

Cammino di Santiago

Alba sul Cammino di Santiago

E’ quasi passato un anno da quando sono partito, da solo, per Santiago. I ricordi di quel mese sono confusi e si accavallano l’uno all’altro, mescolandosi con racconti e storie che altri pellegrini mi hanno donato, facendole diventare, alla fine, anche un po’ mie. E di questo gliene sono immensamente grato.

Non scambiate però questa mia confusione per cattiva memoria: questa nebbia, questa bellissima nebbia mnemonica è nata con i ricordi stessi, e con l’esperienza del Cammino di Santiago. Sono stato via esattamente 26 giorni, e ogni giorno mi sono alzato, ho camminato, e sono andato a letto. Ogni giorno, per 26 giorni, ho vissuto solo per mettere un piede davanti l’altro: destro, sinistro, destro, sinistro. Questo era il mio Mantra, mio e di altre centinaia di persone. Per 26 incredibili giorni il Tempo ha deciso di fermarsi, per me, e di trattenere il fiato guardandomi. Probabilmente stava aspettando che inciampassi e cadessi, e che me ne tornassi a casa. Per 26 giorni sono inciampato, e a volte i piedi mi facevano così male che non riuscivo nemmeno a dormire. Ma non sono mai caduto, e alla fine sono arrivato ad abbracciare san Giacomo.

Poi il Tempo è tornato scorrere. Ed ha iniziato a correre, correre come un forsennato, che aveva 26 giorni da recuperare, e quasi 800 km. E io l’ho aspettato, seduto, gambe all’aria, sguardo al cielo, sfidando l’altezza della guglie della cattedrale col pensiero leggero, nella piazza che è un’opera d’oro. Non ha tardato molto a raggiungermi, il Tempo: quando vuole può essere dannatamente veloce. Con lui mi hanno raggiunto anche i ricordi, tutti quei piccoli scrigni che avevo disseminato lungo la strada. Il Tempo li aveva trovati, e uno per uno li aveva raccolti per riportarmeli, perché sapeva che senza di essi lui era niente, e loro non potevano esistere senza di lui. E’ questo il motivo per cui, come dicevo all’inizio, mi è impossibile fare un resoconto lineare di ciò che ho vissuto: immaginatevi cosa si prova ad essere colpiti contemporaneamente da centinaia di ricordi e racconti. Di strade, letti, città, sassi e fiumi. Di dolori, paure e speranze. Di persone. Insomma, in una parola, di emozioni. Centinaia e centinaia, in un istante, nel tempo di sbattere le ciglia: prima sei lì, tranquillo, a massaggiarti i piedi, e non hai un pensiero che sia uno. Poi chiudi gli occhi, li riapri, e senti il sapore delle lacrime in bocca. E l’Anima piena.

Immaginatelo, come dev’essere, una cosa così, e forse mi perdonerete questa bellissima nebbia di ricordi.

Sono partito da solo, il 3 Agosto, e per neanche un minuto lo sono stato davvero. Nel “Camino” non si è mai soli. L’avrete sicuramente già sentito, ma io voglio ridirvelo. Ancora. Nel “Camino” non si è mai soli. E ve lo potrei dire altre cento volte, e ancora forse non capireste cosa vuol dire davvero questa frase. E non sto parlando di Dio, che comunque se ci credi (ed è un grande se, questo, per molti pellegrini) ha indubbiamente la sua parte. Io sto parlando proprio della gente. E’ incredibile come si riesca perfino a stupire se stessi riconoscendo all’istante un estraneo come un compagno. Ecco, compagni è la parola chiave. Tutti vengono da dove vieni tu e tutti vanno dove vai tu. Non li conosci, ma è come se li conoscessi. E questo ti basta. Ti basta, per esempio, per poter chiedere senza imbarazzo ad una persona che tu non hai mai visto, ma che riconosci come pellegrino, di unirti al tuo tavolo, e basta a lui per accettare l’invito di uno sconosciuto senza nemmeno pensarci. Si impara a condividere tutto, nel Cammino, anche l’anima.

Quand’è l’ultima volta che avete condiviso l’anima con qualcuno?

In quei 26 giorni non era più Io, era Noi, anche quando eri solo. E a volte fare il tifo per un’amico era più importante che arrivare in tempo alla metà. Potrò essere banale, e perdonatemi se lo sono, ma anche se ora ho 20 anni, uno in più di quando sono partito, il fatto che dopo 26 incredibili giorni su tutte le esperienze che ho vissuto in quel periodo una delle più belle è stata poter condividere una birra ghiacciata e una sangria con un pellegrino francese conosciuto due minuti prima è una cosa bellissima.

Semplicemente bellissima.

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2 risposte a "Reminiscenze – Il Cammino di Santiago"

  1. hey andrea! bellissimo blog, scrivi benissimo e questo articolo mi ha fatto credere d’essere stato al tuo fianco durante il cammino.. e continua il tuo diario di viaggio sulle orme dell’OrientExpress, è bellissimo! appena scendi a bibione devi raccontarmi tutto che aspettavo da tempo di conoscere qualcuno che si interessasse così tanto di viaggi! devo organizzarmi qualcosa anch’io per il prossimo anno 🙂 nel frattempo aspetto i tuoi articoli dalla Parigi-Istanbul e… buon viaggio!

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